30ª EDIZIONE PALAZZO CORSINI FIRENZE
23 SETTEMBRE / 1° OTTOBRE 2017 Preview 22 Settembre 2017

Oggi la Biennale è tornata ad essere un evento che coinvolge l’intero tessuto cittadino, con presenze internazionali, e la partecipazione intera dell’aristocrazia e alta borghesia fiorentina. Una significativa sequenza di appuntamenti ufficiali accompagnano la Mostra. Il primo degli avvenimenti, previsto dal cerimoniale, è l’invito fatto dal Comitato promotore, che riunisce in un’esclusiva cena di benvenuto illustre personalità internazionali e il meglio dell’aristocrazia europea, nello splendido scenario del Salone del Trono in Palazzo Corsini, a rinverdire una consuetudine di questa élite con la bellezza, il fasto e l’opera d’arte. Fa seguito il tradizionale preview in Palazzo Corsini, riservato ai Soprintendenti, ai collezionisti, ai Direttori e ai curatori dei musei internazionali più importanti. Il giorno seguente vi è l’inaugurazione ufficiale della Biennale della Mostra Mercato Internazionale dell’Antiquariato, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, alla presenza del Sindaco, di un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Segretario Generale della Biennale, che si compie pur questa a sottolinearne il prestigio nel Salone dei Cinquecento, lo scenario più degno a confermare l’importanza dell’evento e il profondo legame della manifestazione con la Città.

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Siamo così giunti alla storia più recente della Biennale fiorentina. Nel 2001 viene eletto nuovo Segretario Generale della Biennale Giovanni Pratesi, che spinto da una grande volontà di rinnovamento chiama Pier Luigi Pizzi, indiscusso regista, scenografo e creatore di costumi, a disegnare una messa in scena volta a valorizzare gli spazi espositivi. Pizzi, in armonia con l’architettura monumentale preesistente, costruisce ambienti neobarocchi con lesene, cartigli e decorazioni stilizzate, tutte giocate sui toni del bianco, del grigio e dell’ocra, che creano una continuità atemporale tra il vero e l’artificio, acme che raggiunge nell’ingresso al palazzo da via del Parione al Lungarno Corsini.

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L’esposizione proseguì nel suo cammino di fama e successo fino al 1977 quando, per l’inagibilità di Palazzo Strozzi, fu costretta a trasferirsi a Palazzo Giuntini, l’ex Grand Hotel, ora Hotel St. Regis, per poi ritornarvi nel 1993. In quel lasso di tempo, nel 1986, Guido Bartolozzi subentrò nella Segreteria Generale ai fratelli Bellini e la mostra prese definitivamente il nome di Mostra Biennale Internazionale dell’Antiquariato.

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Due anni dopo, nel 1961, la mostra fu inaugurata dall’allora sindaco Giorgio La Pira e si caratterizzò per la vivace e spontanea partecipazione del Presidente del Consiglio dei Ministri Amintore Fanfani. La presidenza del Comitato esecutivo passò al Principe Giovanni Ginori Conti e annoverava ministri, militari, il Presidente del Consiglio Superiore delle Belle Arti Mario Salmi, e un florilegio di fanciulle e dame della migliore aristocrazia fiorentina. Un’edizione che fu anche vetrina del vagheggiato mondo dello spettacolo e del cinema, con presenze quali la spumeggiante Josephine Baker, la divina Greta Garbo, l’esplosiva Sofia Loren, il regista e attore americano John Huston, l’altera Silvano Mangano accompagnata da Mauro Bolognini, la garbata Paulette Goddard con Erich Maria Remarque, testimoni di quel mondo raffinato del jet-set non ancora contaminato nella sua inaccessibile aurea.

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Era il 1959 quando Mario e Giuseppe Bellini dettero vita alla più importante manifestazione antiquaria italiana e una delle più significative al mondo, che vide coinvolti non solo operatori italiani, ma anche quell’élite di stranieri che percepivano in Firenze il senso e l’immagine della cultura umanista, intesa come colta e appassionata ripresa dei valori etici, estetici e spirituali, di quella classicità greca e soprattutto romana che è misura ed equilibrio del bello. Un processo che prese il suo abbrivio già alla fine dell’ottocento con personaggi quali Luis Carrand, John Temple Leader, Frederick Stibbert, Herbert Percy Horne, Bernard Berenson, e tanti altri ancora, che designarono Firenze come luogo d’elezione e dimora imprescindibile al loro arricchimento intellettuale. Ma furono principalmente Stefano Bardini e Elia Volpi fra fine otto e primo novecento a diffondere nel mondo il gusto “fiorentino”.

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Aggiornato al 28/05/2015

 
 
 
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